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INTERVISTA A MAURO DELICATI CAPOSQUADRA DEI VIGILI DEL FUOCO DI FOLIGNO
 

di Gilberto Scalabrini

“Il fuoco era come una furia. Io e la mia squadra siamo arrivati fra i primi e abbiamo visto saltare in aria, davanti ai nostri occhi, il silos incandescente. Eravamo arrivati da pochi minuti e stavamo compiendo l'operazione di raffreddamento, quando all'improvviso il silos è partito come una scheggia impazzita. È andato verso il cielo per 50 metri . Sembrava una mongolfiera, perché non aveva più la base alla quale stava ancorato.
E' rimasto in aria per circa dieci secondi, poi è ripiombato in basso come una scudisciata. Fuggiamo –ho gridato alla squadra- mentre le fiamme correvano più veloci delle parole e il boato era come un'onda travolgente. Fortunatamente, nel ricadere a terra, il silos si è andato a schiantare sulla destra del piazzale, altrimenti avrebbe potuto uccidere anche noi o, addirittura, piombare sulle case vicine”.
Questo il drammatico racconto del capo squadra dei vigili del fuoco del distaccamento di Foligno, Mauro Delicati. Parla anche dello straziante riconoscimento dei corpi dilaniati dalla esplosione e di altri 10, 12 boati che hanno fatto tremare la terra sotto i piedi.
“L'incubo delle esplosioni –prosegue- è andato avanti per ore, mentre lavoravamo per spegnere le fiamme che ardevano come il cratere di un vulcano. Con la termocamere, abbiamo registrato 450 gradi”.


Avete avuto paura?

“In quel momento no, perché non pensi mai al peggio o, meglio, non guardi mai in faccia alla morte. Solo dopo, quando sono ritornato a casa ed ho abbracciato mia moglie e mio figlio, allora ho ringraziato Dio di essere ancora vivo. Non nego, però, che mentre raccontavo questo intervento alla mia famiglia, mi è venuta la pelle d'oca, il fiato grosso, l'asma, perché a sangue freddo rivedi la morte accanto che ti sfiora beffarda. Poi ripensi che sei un vigile del fuoco e che il tuo motto è “io vado dove tutti fuggono”.


Rispetto ai tanti interventi che lei ha compiuto, questo è stato il peggiore?


“Credo di si, perchè in quei silos c'era un milione di litri d'olio d'oliva. Fortunatamente, le sostanze non erano tossiche. Purtroppo, il rischio è il nostro mestiere. Lo dicevo ai miei uomini, mentre a sirene spiegate ci recavamo a Campello. Parlare del possibile scenario che possiamo trovare è una prassi comune a tutte le squadre, perché ti prepari psicologicamente. Posso davvero dire, che siamo usciti da quell'inferno vivi per miracolo .


 

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