| 
L'acqua come strumento di riabilitazione. L’acqua per superare le gravi pluriminorazioni, soprattutto sensoriali, causate dalla cecità, dalla disabilità infantile o dai ritardi neuro-psicomotori. Un full-immersion di «tipo relazionale», come ci spiega la fisiatra Marina Menna, che subito dopo aggiunge: « Nel caso di disabilità gravi l’acqua diventa strumento di relazione comunicativa. Da qui la sua versatilità ad essere utilizzata in moltissime condizioni patologiche di pertinenza neurologica, ortopedica, cognitiva, comportamentale a diversa espressività disabilitante. Questo giustifica la sua applicazione anche in casi di gravissime disabilità multiple con compromissione sensoriale visiva ed uditiva, come quelle presenti all’interno del nostro istituto “Serafico”. Qui ci sono bambini e ragazzi che, per la loro menomazione visiva o uditiva, sviluppano comportamenti di estrema chiusura relazionale. Con l’acqua si rasserenano, mostrano con la mimica di essere o meno disposti al contatto corporeo, comunicano accettazione o rifiuto, bisogni ed emozioni».

Marina Menna
Perché proprio l’acqua è così versatile per i disabili?
«L’effetto terapeutico dipende da due fattori: 1) dalle proprietà fisiche dell’acqua: pressione idrostatica, resistenza, temperatura; 2) dall’induzione di effetti nella sfera psico-affettiva del paziente con successivi positivi risvolti comportamentali. Analizziamo questi aspetti.
La pressione idrostatica , in virtù della Legge di Archimede, rende un corpo immerso meno pesante del suo peso reale , da qui la possibilità di favorire galleggiamenti o movimenti al di fuori di gravità anche per casi molto compromessi funzionalmente, come gravi paralisi da lesioni cerebrali.
L’alleggerimento del peso in acqua fa sì che, dopo trauma, gli esercizi di carico e deambulazione possano riprendere molto presto e possa migliorare l’irrorazione e l’ossigenazione dei tessuti. Si può abilitare o recuperare lo schema motorio del cammino prima di quanto si possa fare in palestra ottenendo una migliore e più precoce rieducazione al movimento.
Ancora, l’acqua in cui è immerso un corpo oppone una resistenza al moto ; tale resistenza è tanto più alta quanto più aumenta l’immersione del corpo; questo è molto utilizzato per il lavoro sull’esercizio muscolare isometrico o dinamico. L'acqua è infatti più densa dell'aria e per questo fornisce una maggiore resistenza al movimento. Grazie a questo principio possiamo rinforzare la muscolatura senza adoperare sovraccarichi e pesi aggiuntivi. Tale resistenza aumenta all'aumentare della velocità dei movimenti e alla superficie del segmento corporeo che vogliamo spostare. Anche la temperatura è molto importante, direi fondamentale a fine terapeutico, induce effetti miorilassanti e sedativi se tra i 32° e i 34°, quale è la temperatura indicata per la riabilitazione ad immersione completa con effetti di miglioramento sul micro e macrocircolo. Nei gravi ritardati cognitivi la nostra esperienza ha rilevato che se c’è accettazione del “mezzo” acqua e si instaura una buon dialogo relazionale con il terapista, si arriva anche ad apprendere nuovi schemi motorio-prassici tramite guide tattili o uditive, ad acquisire regole, a sperimentare condotte più evolute di autonomia personale quali quelle riferibili alle sequenze del “prima” e del “dopo” l’ingresso e l’uscita dall’acqua».
Nella piscina terapeutica si è svolto pure un altro “miracolo”: grazie al personale sanitario ed educativo altamente specializzato, è stato avviato il programma sportivo internazionale delle Special Olympics. Un’esperienza unica in Italia per i suoi casi di “atleti” gravemente compromessi. Dal giovane direttore generale, Giocondo Leonardi, al team degli operatori e dei genitori, tutti vanno orgogliosi di questo risultato.

Giocondo Leonardi
«All’interno della nostra piscina terapeutica -dice la Menna- se gli ospiti sono in grado di acquisire abilità sempre più evolute, possono raggiungere importanti obiettivi nell’ambito delle opportunità di inclusione sociale. E’ stato possibile per alcuni, infatti, trasformare l’attività riabilitativa in senso stretto, in attività fisica adattata e procedere fino alla tappa successiva che è quella della partecipazione sportiva. Alcuni ragazzi non vedenti con associate altre disabilità, hanno potuto partecipare al circuito Special Olyimpics per la categoria “nuoto”. I risultati delle gare, oltre che sulla socializzazione e partecipazione, hanno mostrato per i nostri utenti “atleti” una ricaduta positiva sulla qualità della vita e sull’evoluzione palese dei protocolli di riabilitazione».
Adesso, visti i risultati, il “Serafico” guarda al futuro, sdoganando esperienze e progetti internazionali per le Special Olyimpics.
Con Claudio Iacono e lo stagista Alessio Vissani, abbiamo visitato anche il laboratorio di ceramica, dove si sperimentano e affinano le attività manuali e tattili. Molti oggetti sono realizzati a tutto tondo.
.jpg)
Alessio Vissani e Claudio Iacono
|